Un giorno devi andare.                 
Nascono sempre così, i miei viaggi verso qualcosa o verso qualcuno, prima nell’attesa, poi nel richiamo.
E di tempo ne è passato, circa 5 anni, dal momento in cui vidi una “sua” intervista e ricordo bene la sensazione. Mi rimase impressa quell’immagine di Lei che guardava il mare e del suo modo di averlo negli occhi.
Poi qualche giorno fa, di punto in bianco ho sentito forte quel richiamo, quell’attimo che si tramuta nel “momento giusto”, mani sul volante per scorrere i km che mi hanno portato lì, nella sua isola a conoscerla.

Sant’Antioco…Chiara Vigo, il Maestro del Bisso.

Un incontro di sguardi e poche parole, per partire dentro un lungo viaggio, fatto di silenzi.
Già, perché è nel suo silenzio che la vita di un filo prende il largo, navigando un oceano di emozioni sottili.
Due mani e il fascino sublime che si muove sinuoso nei gesti di antiche memorie, dove l’anima sfiora i segreti dell’acqua e di quel groviglio di vissuto, dentro e in fondo al mare, donati dal lavoro naturale della meravigliosa Pinna Nobilis.

Oggi penso che la poesia più bella che si possa scrivere, talvolta è fatta di “presenza” e nient’altro.

Mi dice “Chiudi gli occhi…apri la mano”.

Chiudere gli occhi, equivale sempre ad un atto di fiducia nei confronti di chi trovi davanti, ma la meraviglia che può donarti questa libertà, talvolta porta a raggiungere significati importanti.

Così ho chiuso gli occhi, ho aperto la mano e sono rimasta in ascolto.
Un gesto, che in un attimo mi ha restituito una sensazione sopra la pelle e una strana forma di energia e di calore.

“Ora apri gli occhi…”

Mentre apro gli occhi e vedo che il bisso, quella piccola essenza di grovigli grezzi, era sulla mia mano, ma io non lo sentivo. Senza peso, ma con un calore potente.

Sorridiamo…e Lei mi diceè magico”.
E penso che il più bel regalo sia stato di guardare i suoi occhi che dopo 40 anni di maestria e di quell’arte nascosta tra le mille e minuziose attenzioni, brillano ancora come fosse il primo giorno, raccolti in una pazienza estrema.

Una meticolosa strada di riti, tra silenzi e voce, tra gesti e pause.
E poi d’incanto, il filo d’oro si materializza in corpo tra suoni e preghiere…dentro una luce che regala una ricchezza inestimabile.

E’ inspiegabile l’energia che ho sentito dentro quella “stanza” che Lei chiama
“la mia stanza”…portandomi a pensare alle stanze della vita di cui parla il musicista Ezio Bosso, dentro le quali in tutta la vita lasciamo un pezzo di noi.

Una stanza con la porta sempre aperta la Sua, dove non esiste tempo, se non quello giusto che ci prendiamo per assorbire la bellezza. Stanza nella quale Lei, tesse quei fili tra le dita, dentro la cruna di un ago, sopra un telaio e dentro i cuori delle persone. Intreccia silenziosamente l’Amore, per una terra di cui abbiamo dimenticato le nostre radici profonde.

L’importanza di una vita data in sacrificio per un dono, l’impronta di un coraggio che resta indelebile dentro quella missione che porta avanti a testa alta nel mondo. Talvolta con rabbia, come le aspre scogliere dell’Isola, graffiante come il vento che spazza via il mare e poi si rilascia dentro una dolcezza estrema.

Che ad osservarla, si avvertono le similitudini contrastanti tra l’essere Donna e Maestro, tra l’essere ruvida in superficie e levigata al suo interno, un po’ simile forse alla sua stessa conchiglia di cui ne custodisce i segreti.

Che ad avere il mare dentro, in fondo si ha solo l’anima perpetuamente in tempesta.

Sono sempre grata, quando ricevo un dono, perchè quando qualcuno ti apre la stanza della sua vita, ne puoi assorbire la sua particolare ed unica essenza, fatta di storie, di tempo, di emozioni e dolori. E quando varchi la soglia dell’uscita, la vera ricchezza che ti porti dietro è quella sottile linea d’oro che ti ha cambiato.

VIAGGIO PARALLELO

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